Approfondimenti

Le Srl Semplificate per favorire l’imprenditoria giovanile: basta 1 euro per aprirle

27 marzo 2013, 21:00

Dall’agosto dello scorso anno, gli Under 35 che hanno un idea imprenditoriale possono ricorrere alle la società a responsabilità limitata semplificata. Si tratta di una forma societaria particolarmente interessante, perché i costi da sostenere e le “complicazioni burocratiche” sono nettamente inferiori a quelle delle normali S.r.l.  Basti dire che il capitale sociale può essere anche di un solo euro.

Finora però questo strumento è stato probabilmente sottoutilizzato, non solo per la congiuntura economica ma anche perché la maggior parte dei giovani non conosce questa opportunità.

Ed è proprio in quest’ottica che è nata da poco una nuova campagna, pensata in primo luogo per il digitale:  sono stati coinvolti 4 giovani star del web per la promozione delle ‘Società a 1 Euro’: Daniele Doesn’t Matter, CaneSecco, Cicciasan e Vadrum sono infatti i protagonisti dei 4 video della campagna con1euro.

È la prima volta che la Presidenza del Consiglio promuove una campagna di comunicazione che, oltre ai mezzi tradizionali, sfrutta il potenziale di diffusione della Rete per parlare ai giovani: una scelta probabilmente obbligata, dato che proprio i giovani  sono i destinatari principali (se non unici) dell’iniziativa nel suo complesso, e la rete è il canale di comunicazione da loro preferito

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Le famiglie e la finanza: un rapporto sempre più digitale

1 dicembre 2012, 13:08

Le famiglie italiane sono oramai sempre più “digitali”, con una diffusione sempre più massiccia di smartphone con accesso continuo ad internet, tablet, lettori mp3 e molti altri terminali elettronici.

Il rapporto con internet sembra avere superato l’iniziale apparente diffidenza, e le famiglie italiane ormai utilizzano la rete per le questioni più disparate: cercare luoghi e strade (30,6%), ascoltare musica (23,1%) o guardare un film (11,5%), shopping (15%) o prenotare viaggi (11,5%).

Questa “digitalizzazione” si riflette anche sul rapporto con la propria banca: sono sempre di più gli italiani che preferiscono operare via web con la banca: in particolare, la percentuale di italiani che ha risposto “consultare il conto corrente”, “comprare e vendere titoli”, “fare bonifici e pagamenti” e così via è cresciuta dal 17% del 2011 al 20% del 2012. Non è un caso che le banche “tradizionali” sentano sempre di più la competizione delle banche online.

Si diffondono anche sempre di più i pagamenti elettronici: secondo quanto riporta l’ABI negli ultimi anni, l’uso delle carte di pagamento ha visto una forte crescita ed oggi circa il 41% dei pagamenti cashless avviene col denaro di plastica, il 30% tramite bonifico e il 14% attraverso addebiti diretti. L’abitudine dei pagamenti in contanti rimane molto radicata in Italia, ma è oggi più legata al desiderio più o meno esplicito che il pagamento sia anonimo e non tracciabile, piuttosto che al fatto che i pagamenti elettronici siano considerati scomodi o a dubbi relativi alla loro sicurezza.

Un ulteriore fenomeno che caratterizza il rapporto tra famiglie e finanza negli ultimi mesi è la sempre maggiore diffusione dei conti deposito, conti digitali per eccellenza, verso la quale spingono diversi fattori. Da un lato, molte famiglie dopo essersi “scottate” con la crisi finanziaria pongono come requisito fondamentale dei loro investimenti la sicurezza e la trasparenza: caratteristiche tipiche dei conti di deposito. Dall’altro lato, le banche stesse hanno imparato che l’offerta di conti di deposito (specie se vincolati) permette loro di raccogliere capitali tanto necessari in questo periodo, a costi per loro competitivi rispetto all’approvvigionamento sul mercato interbancario. Apparentemente, dunque, i conti deposito rappresentano una delle (rare) situazioni che vedono tutti vincitori.

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L’oro come investimento: le prospettive

4 novembre 2012, 18:43

L’oro è sempre stato considerato un bene rifugio, una forma di investimento sicura e in grado di proteggere l’investitore dagli andamenti negativi del mercato. Il suo andamento è spesso inversamente correlato a quello dell’economia, con il prezzo dell’oro che sale quando l’economia peggiora e che invece scende quando l’economia torna ad andare bene.

Il motivo è di per sé facilmente comprensibile: quando l’economia va male, gli investitori “abbandonano” i mercati azionari (che scendono a causa della congiuntura) e spostano le proprie risorse su investimenti alternativi, come appunto l’oro, il cui prezzo quindi sale a causa della domanda, mentre quando i mercati tornano ad essere attrattivi, gli investitori vendono l’oro (facendone scendere il prezzo) per tornare ad acquistare azioni.

In questo momento, però, il mercato dell’oro non è banale da interpretare per chi vuole investire, come si può vedere anche dai grafici e gli approfondimenti sull’oro da BullionVault. Infatti, nell’ultimo mese il prezzo dell’oro è tornato a scendere (scendendo per la prima volta dopo settimane sotto i 1.700 dollari l’oncia), nonostante sia ancora presto per parlare di ripresa economica. Al contrario, la discesa del prezzo dell’oro sarebbe da ricondurre proprio all’andamento negativo dell’economia e ai risultati negativi delle imprese.

Le ragioni di questa situazione sarebbe duplice. Da un lato, ci sarebbe qualche timore relativamente ad una bolla speculativa sull’oro, il cui prezzo ha assunto un trend crescente negli ultimi 10 anni: nel 2005, il prezzo era attorno ai 500 dollari l’oncia, nel 2010 intorno ai 1.400 e in queste settimane intorno ai 1.700.

Il timore è che peserebbero troppo gli investimenti “a scopo di lucro” e il cui prezzo rischierebbe quindi di sgonfiarsi rapidamente. Va però detto che sono ormai molti anni che si parla di bolla speculativa “pronta ad esplodere ”sull’oro, e finora però il prezzo lungi dal crollare ha sempre toccato nuovi massimi.

L’altra sarebbe l’inflazione. Come spiegavano  recentemente su Bloomberg Michael Gayed, chief investment strategist di Pension Partners LLC, e Frank McGhee, di Integrated Brokerage Services LLC, il prezzo dell’oro è particolarmente legato all’andamento dell’inflazione.

Ma in questo momento la minaccia per la stabilità dei prezzi, specie in Europa, non è l’inflazione, ma al contrario la deflazione, cioè una discesa dei prezzi, che dagli economisti e dagli investitori è temuta più dell’inflazione stessa, poiché (oltre ai già citati effetti sull’oro) scoraggia la produzione, con effetti negativi sull’industria e sull’occupazione.

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Poker online: i consigli per ottenere il vantaggio massimo

25 ottobre 2012, 15:56

L’obiezione che più spesso ci si sente fare riguardo al poker online è la difficoltà di “lettura” degli avversari. Non poter guardare in faccia gli altri giocatori al tavolo potrebbe, in effetti, essere un limite, tuttavia il Texas Hold’em su internet è ricco di sfaccettature e i modi per capire chi ci siede di fronte esistono. Basta solo conoscerli.

Prima di concentrarci sullo studio degli altri, però, dobbiamo fare un po’ di autoanalisi e capire che tipo di giocatore siamo noi. Impariamo ad utilizzare i tools di statistiche che offrono le poker room: vediamo troppi flop? Significa che il nostro gioco è “loose” oppure, se al contrario non chiamiamo mai, il nostro gioco rischia di essere troppo conservativo. Per capire da che parte stiamo, analizziamo le percentuali dei piatti che vinciamo, se il rapporto è di 1 su 10, siamo sulla strada giusta.

Ora passiamo agli avversari. Se giochiamo sempre sulla stessa poker room e agli stessi limiti, ci renderemo conto che i player grosso modo sono sempre gli stessi. Impariamo i loro nick e prendiamo nota di tutto quello che fanno al tavolo. A questo proposito esistono dei software in commercio, come Poker Tracker o il famoso Holdem Manager, che ci facilitano il lavoro creando delle vere e proprie schedature dei giocatori. Se riusciamo ad inquadrarli molto probabilmente sapremo prevedere le loro mosse. Un vantaggio fondamentale nel poker Texas Hold’em!

Dunque, nei tempi morti del gioco, non distraetevi con cellulare o con la chat (la distrazione è il nemico numero uno nel poker online), piuttosto prendete nota di tutto quello che accade al vostro tavolo e… usatelo quando la mano toccherà a voi.

 

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Bancoposta nel mirino dell’antitrust?

24 ottobre 2012, 14:41

Perché l’Antitrust avrebbe preso di mira le poste italiane, privatizzate verso fine anni ’90?

Dobbiamo spiegare meglio il problema. Innanzitutto, l’Antitrust interviene quando vi può essere il mancato rispetto dei principi del libero mercato.

Ed in effetti, pensate un po’ già al presumibile vantaggio dominante delle poste italiane, prima di Stato (e per tradizione i nonni e le persone anziane hanno sempre visto le poste come la prassi) e poi all’improvviso di privati (e questo  è un concetto non assimilabile dalle persone più anziane). Una buona fascia di clientela è già assicurata, ma bisogna trovare un margine di redditività (chiusura di bilancio 2011 con utile netto di 846 milioni di euro).

Ecco così che le poste si modernizzano entrando in concorrenza con il settore bancario, unendo ai tradizionali servizi postali, i prodotti bancoposta (finanziamenti –prestiti e mutui – investimenti – gestione conto corrente e carte, money transfer).

Così come con le nuove normative non si è obbligati ad aprire il conto corrente presso l’istituto che ci ha concesso il mutuo, non potrebbe, invece, accadere, ad esempio, che bancoposta (da molte persone visto ancora come le poste) non abbia sostanzialmente gli stessi vincoli del settore concorrente, sfruttando un po’ la sua storia pregressa?

E d’altra parte, sul fronte dei costi, non vi  è una chiara separazione,  visto che il gestore dei due servizi (tradizionali e non) è unico.

Si tratta di una pura intuizione, un po’ anche per giudicare presumibilmente l’istanza dell’Antitrust.

E quindi, cosa consiglierebbe l’Antitrust? Semplicissimo, Poste e bancoposta devono essere due entità separate.

Ecco la tesi dell’Antitrust sull’utilità del “divorzio”: ”stesse regole di vigilanza e pienamente integrata a livello di sistemi di pagamenti e di interoperabilità  delle reti”.

Ma al momento è soltanto disegno, anche perché l’altro problema è il post-divorzio. Come fa a sostentarsi il solo settore tradizionale se non rendendo più costoso il servizio di pubblica utilità? D’altronde, già vi sono altre società che operano nel campo, in concorrenza con le Poste.

In sintesi l’offerta Prontissimo ottobre 2012

  • Categoria: prestiti personali
  • 1.500 <Importo> 10.000
  • 24 mesi  <Durata> 72 mesi
  • No spese di istruttoria, incasso rate e commissioni di comunicazione periodica o di estinzione anticipata
  • Non obbligatorietà di conto
  • Tasso da simulare sul sito (ad es. 5000 euro in 60 rate al Taeg del 13,72%

 

 

 

 

 

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